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Domenica  20 settembre 2020 e lunedì 21 settembre 2020 si vota sulla legge costituzionale approvata dal Parlamento che vorrebbe ridurre   i deputati a 400 ed i senatori a 200.
Ma non  si tratta di aritmetica parlamentare e non si vota solo su numeri: se la nuova legge passasse il voto referendario  modificherebbe le dinamiche parlamentari, inciderebbe sulle maggioranze in modo significativo,
Per eleggere il Presidente della Repubblica basterebbero 330 voti in quarto scrutinio, per modificare a maggioranza assoluta la Costituzione basterebbero 201 deputati e 101 senatori (fatto salvo il calcolo dei senatori a vita), i membri delle importanti commissioni parlamentari sarebbero ridotti e le maggioranza in commissione sarebbero ben diverse e più facili. Ma soprattutto le leggi di revisione della Costituzione ( ben prevedibili vista la accelerazione dei tentativi e la esperienza di questi ultimi anni) sarebbero soggette alla stessa regola  numerica.
Si spenderebbero   57 milioni in meno l’anno (un cappuccino l’anno per ogni italiano) e   le decisioni sarebbero più rapide ed efficienti i lavori, e secondo  la vulgata  pentastellata  si eliminerebbero i neghittosi nulla facenti che prendono lucrosi stipendi rubando i soldi alla gente.
Ma di quale efficienza, e di chi si parla !?
il contesto storico istituzionale in cui questa modifica si incista corrisponde ad un allargamento della democrazia !?
O non  rappresenta piuttosto la cornice di una svolta che si vuole e sarebbe    IRREVERSIBILE ?!.
C’è chi per il si parla di intervento chirurgico sulla Costituzione ed ha ragione:  sezionato  il cuore pluralista del nostro sistema e tagliati oggi i parlamentari si consoliderebbe  definitivamente il processo storico che  vuole riporre in archivio Stati nazionali costituzionali, Costituzioni rigide e infine, forse e senza forse , i diritti che entrano in collisione con le linee di sviluppo tecnocratico e tecnologico e con il potere che  le gestisce.
Il nostro VOTO per il NO non entra  nelle infantili ed infinite  diatribe sul confronto della numerica rappresentanza nei vari Stati Europei e altri proprio perchè  Il tasso di democraticità non è  in modo automatico legato ai meri numeri e rapporti percentuali. MA  perchè il paese che ha una delle. Costituzioni, se non la migliore Costituzione al mondo dovrebbe allinearsi ad altri Stati, ammesso che le cose numeriche stiano come una certa propaganda insuffla ?!
Semmai si tratta di accentuare o difendere il PLURALISMO tipico della Costituzione italiana).
 MA Il giudizio è storico e di fase storica: negli anni settanta allargata la democrazia e avviate le regioni si poteva ragionare in termini di proposta di riduzione dei parlamentari, e i partiti conservavano bene ancora il loro ruolo di cingia di comunicazione tra cittadini ed istituzioni: nelle sezioni ancora si parlava di politica e di decisione ed ancora si votava.
la Costituzione oggi potrà essere ribaltata a piacimento da una ben più ristretta falange in epoca di controllo semi totale non solo del potere legiferativo ma del potere di indirizzo politico.
E facendo entrare in vigore  il taglio dei parlamentari non si potrà ritirare la mano dopo aver gettato il sasso.
UN cappuccino l’anno per ogni italiano vale la accelerazione del processo storico che abbiamo tutti di  fronte ?! E la logica del “risparmio”” quando si parla di sistema costituzionale ha un minimo di senso ?!
Eppoi tagliare  i peones ( più le voci pluraliste che ancora si schierano in aula) e rafforzare gli eletti selezionati da apparati di partito, conferendogli in trecento  un potere accentrato e gestito ben fuori le aule,  ha a che fare con l’idea nostra di democrazia?!
E riflettete: se un Parlamento vota quasi intero  per   Il suo taglio ortopedico vuol dire una cosa sola: ordini superiori alle stesse  scuderie  oppure ha ragione Di Maio, abbiamo parlamentari incompetenti (oltreché ministri). E noi dovremmo andare appresso a chi racconta  che si tratta di un mero taglio numerico (“semplice semplice”) ed ai peones deprecati che hanno votato in parlamento. 
 Certo “Li è tutto da rifare” avrebbe detto oggi Bartoli, è vero.
Il NO serve per lasciare aperta la porta al ritorno della democrazia e a non arrendersi.
Il.  Nostro diritto al cappuccino annuale barattato per una possibilità (ma anche progettualità) storica vale bene un NO senza riserve.
E poi che dovremo rimboccarci le ,aniche in un processo lungo

NO ora NO. UN NO RAGIONATO  di resistenza costituzionale e ancorato
ad una piena valutazione storico istituzionale


consulta anche l'articolo IL VENUSIANO VESUVIANO



@2VIMEO

APPELLO_PER_IL_NO_UN_NO_DI_RESISTENZA_COSTITUZIONALE from Paolo Ferraro on Vimeo.